PENSARE DIVINO, un blog che ruota intorno al mondo del vino, partendo dalla vite, passando per l' uva e arrivando al bicchiere in tavola.
Gli articoli vengo presi da lezioni/ricerche universitarie, esperienze personali ed info dal web.
Se siete interessati ad approfondimenti e argomenti che vi piacerebbe leggere sul blog chiedete pure, idee e richieste sono sempre ben accette!
rodolfo@cantaruttialfieri.it mi trovate qui!

martedì 27 dicembre 2011

Piantare pali

Dopo 2 giorni di festa, riprendiamo con gli articoli, speranzoso che tutti abbiano passato un bel Natale!

Oggi, come ogni anno, abbiamo cominciato il periodo in oltre la potatura (iniziata 1 mese fa) procediamo con la sistemazione del vignali, ovvero tirare i fili nelle vigne più vecchie e sostituire i pali marci.
Proprio oggi ci siamo dedicati al secondo lavoro, e abbiamo cambiato più di 400 pali, il nostro metodo è semplice e sbrigativo:
- prima un operai passa a selezionare i pali da sostituire
- vengono svitate le staffe che permettono il sostegno dei fili per l' impalcatura del verde
- raccogliere i pali rotti
- passare a distribuire i pali nuovi
- piantare e legare il palo nuovo

Solitamente invece di usare dei pianta pali su trattore, adoperiamo dei mini scavatori 30-35 q che ci permettono di piantare il palo velocemente, agendo su 4 filari di viti contemporaneamente, e sè necessario scavare e risistemare tiranti o pezzi di palo interrati

molte aziende solitamente usano trattori con pianta pali, però in questo modo di opera solo su 1 filare per volta, e comunque gli addetti minimi sono sempre 2, per un lavoro spedito, senza contare il rifornimento dei pali che rende il lavoro discreto (opposto di costante) generando molte perdite di tempo.
A vantaggio del pianta pali c'è il fatto del costo contenuto, e della facilità di uso, però ormai tutti sanno usare uno scavatore e si posso trovare facilmente a noleggio.

giovedì 22 dicembre 2011

la differenza tra un tecnico e un giornalista....

il giornalista pensa alle parole, il tecnico persa al contenito
per un giornalista Lt, L e lt rappresentano tutte il litro, per un tecnico solo L, e non usa hl (ettolitro)
per il giornalista gr e g sono uguali un tecnico concepisce solo g per definire il grammo e solo le tonnellate come multiplo
un tecnico ha la risposta al significato DOC e DOP un giornalista costruisce la spiegazione mettendoci del proprio
un tecnico può essere un giornalista, ma un giornalista non può essere un tecnico

domenica 18 dicembre 2011

john deere 5080 gv Vs fendt vario 210

Giusto l' altro giorno siamo andati a vedere i modelli compatti della JD ci interessava un trattore da vigneto, quindi eravamo concentrati sulla seri GV o GF (la differenza tra i due è solo la larghezza degli assi, per il resto sono identici) non ho potuto provarlo in campo ma solo farci un giro nel piazzale, sufficiente per trarre le prime conclusioni.

Personalmente ha una linea estetiche che non mi dispiace, anche se con gli assi spostati indietro rispetto ad altri trattori, lo vedo perfetto per grossi cariche posteriori, ma instabile per le attrezzature anteriori (io ho un trincia sarmenti dal peso di 750 Kg che monto sull' anteriore).

Come motore nulla da dire, con più di 4 litri di cilindrata ha una grandissima coppia già a 1500 giri, che gli permette di lavorare ad un regime di giri molto basso.

Il cambio, meccanico a 4 marce con inversore idraulico, utile nelle manovre, permetta una volta tempestiva, anche la mezza marcia inseribile sotto sforzo è interessante, utile per variare la velocità durante la lavorazione.

La cabina, stretta, ma con una buona visibilità  e vivibilità, senza l' ingombro del tunnel centrale dovuto al cambio.

Gli unici difetti che ho riscontrato sono, il filtro dell' olio, posizionato all' esterno sotto il pedale della frizione in una posizione molto vulnerabile e poco protetta, l' eccessiva luce da terra, che crea instabilità in collina, il serbatoio dell' acqua per i tergicristalli, posizionata dietro la cabina in una posizione scomoda ed esposta, ed infine la maggiore debolezza è rappresentata dalla gommature, sull' anteriore sono disponibili solo ruote piccole e strette (max 280 di larghezza) che non sono il massimo per scaricare a terra 80-100 CV del motore senza controllo di trazione. Il tutto per un prezzo ragionevole che si aggira attorno ai 55.000 euro, completo di tutto.

ora passiamo al fendt, L'ho provato in campo, e ne sono rimasto colpito.

Per contro rispetto al JD ha una cilindrata inferiore 3 Lt (se non ricordo male) con 3 cilindri, di cui molti ne sono scettici, data la piccola cilindrata, ma ricordiamoci che in abbinato c'è un cambio vario, che tira fuori il meglio di se sotto sforzo, facendo sembrare un RI.ST.IC. un semplice stirpatore.

La cabina è piccola, ma con una buona visibilità, senza leve, e con tanti bottoni, ogni tanto con la gamba destra si premono involontariamente i comandi dell' idraulico.

La gommatura a disposizione è molto variegata, e permette una buona presa sul terreno, tenendo conto che l' elettronica assiste sempre la trazione, si hanno prestazione super.

La sospensione anteriore è un optional, che non è necessario, ma rende il trattore molto comodo e manegevole, ammortizzando le asperità stradali, o variando l' assetto del trattore per un maggiore o minore carico sull' avantreno.

Il trattore è incredibile, è comodo, però non è adatto per operai che non amano l' elettronica, e sono abituati ai vecchi fiat, poi c'è il prezzo che schizza a 75.000 euro per la versione completa.

(ho provato un JD da 80 CV e un fendt da 100 CV ma non ho fatto un raffronto di prestazioni pure, le macchina non sono comparabili)

martedì 13 dicembre 2011

potatura lunga o potatura corta

Questo è un problema molto presente durante questo periodo, come faccio a scegliere tra potatura lunga (tralcio con più di 3-4 gemme) o corta (sperone da 1-3 gemme)?

La risposta potrebbe risiedere nel considerare la vigoria della pianta, ovvero se ho una pianta molto vigososa lascio più gemme, in modo che sfoghi l' acrescimento su più punti vegetanti, mentre se è una pianta poco vigorosa si preferisce lasciare meno punti vegetativi. questo non è un ragionamento giusto, o meglio in parte, se non altro nel caso dove mi trovo con un portainnesto vigoroso, piantato su terra fertile in condizioni ottimali, posso sfruttare un carico di gemme che può arrivare a 4-8 tralci da 10-12 gemme (allevamento a silvoz) per lasciare maggior libertà vegetativa alla pianta.

Il ragionamento su potatura lungo a corta, invece si deve basare sulla capacità del vitigno o del clone di avere gemme vegetanti apicali o basali, mi spiego:
 su un Cabernet (Franc) una potatura lunga è sconsigliata, in quanto, questo predilige la fertilità delle gemme basali, e quindi è meglio avere 4 speroni da 2 gemme, piuttosto che un tralcio singolo con 8 gemme, delle quali si svilupperanno solo le prime;
viceversa su un Carmenere, è meglio potare lungo, visto che questo clone (simile al precedente) ha una fertilità apicale marcata rispetto a quella basale, e per opposto vale il discorso precedente.

Altro discorso riguarda le gemme cieche, che affronteremo a parte, visto la notevole specificità in relazione ad acrotonia e metodo di allevamento.

venerdì 9 dicembre 2011

martedì 6 dicembre 2011

LA TECNICA DEL SOVESCIO, CONSIGLI E QUANTITA'



La tecnica del sovescio è ampia e complessa ma vogliamo darne un sunto ad aiuto degli agricoltori  novizi, per questa operazione cosi utile per vivificare la terra.
Come procedere:
  • arieggiare il terreno, con ripuntatori o simili, evitando un rimescolamento ecessivo degli strati
  • pulire e preparare la superficie come un letto di semina
  • procedere alla semina o a righe o a spagnio del composto scelto, attenzione all' umidità del terreno, seminare il miscuglio di sementi in maniera omogeneameglio fitto, per evitare evventuali infestanti. Consiglio una semina a spagnio per miscele pronte e semine a righe alterne e incrociate per michele auto preparate. (seminare possibilmente prima di una pioggia o irrigare).
  • coprire il seme con un vibro, o erpice a denti leggero, e dove possibile compattare il terreno con un rullo

    trinciare o passare con rullo per paciamatura quando siamo al 10% della fioritura, circa a marzo e lasciare apassire, non seccare (c'è molta differenza), appena pronto interrare il tutto, è possibile coniugare le 2 attività con un passaggio di fresa, che sminuzza la pianta e la interra
  • dopo 20-30 gg potete cominciare la semina, se avete eseguito il sovescio in campo aperto, per la vigna non c'è problema, mentre se volete piantumare con tuberi (carote, patate) è meglio aspettare 60 gg

per il prossimo anno ripetere il tutto, già dopo il primo anno si vedono I risultati, si possono confrontare terreni sovesciati (non so se esiste ma rende l' idea) da tesseni non trattati, il colore del primo sarà nettamente più scuro, grazie all' apporto di sostanza organica
Settembre e ottobre sono i mesi ideali per eseguire la tecnica del sovescio. Durante l'inverno infatti la terra consente un maggior sviluppo radicale, permettendo poi in primavera di avere la massima crescita fogliare.
In quest'epoca il terreno si presta alla massima attività biologica a vantaggio delle radici ma soprattutto della flora microbica del terreno. La tecnica nel sovescio, che consiste nell' interratura di apposite culture, permette di coltivare il suolo per creare un ambiente favorevole allo sviluppo della pianta, vite o altra pianta che sia. Troppo spesso dopo anni di operazioni colturali non idonei ( diserbi ripetuti, passaggi di macchinari ), la vita microbica comincia a dimostrare segni evidenti di stress .
I terreni sono spesso troppo calpestati e con una struttura che impedisce di svolgere le normali funzioni biologiche. Con una miscela da sovescio si può migliorare notevolmente la struttura del terreno ed arricchire la vita del sottosuolo migliorandone la fertilità. In tal modo migliora anche la biodiversità che determina un equilibrio naturale tra i vari elementi utili a contenere e/o evitare problemi causati da insetti dannosi (es. afido). Sono utili piante con una grande forza di crescita, con radici che riescono a sgretolare il terreno ed arrivare in profondità. La parte aerea deve attirare una notevole quantità di insetti utili per un lungo periodo.
In questo contesto la terra aumenta rapidamente in sostanza organica ed altre sostanze nutritive. Le miscele hanno anche l'importante funzione di eliminare le infestanti, anche le più difficili (come la gramigna).
I principali vantaggi:
  • Incrementare la fertilità naturale del suolo riattivando un minimo di vita microbiologica
  • Aumentare piano piano il tenore in sostanza organica
  • Migliorare la struttura fisico-chimica del suolo
  • Riequilibrare il suolo e dare  alla vite la possibilità di autodifesa naturale.
  • Lotta contro l'erosione
  • mantenimento dell' azoto nitrico, con un' evventuale apporto
  • entrare in competizione con infestanti

Particolarmente importante è il sovescio di leguminose in quanto queste sono tra le poche specie vegetali in grado di fissare direttamente l'azoto atmosferico. Con tale sovescio si trasferisce, tramite l' azotofissazione, azoto dall’atmosfera al terreno.


Il sovescio, quindi, rappresenta un mezzo per concimare i terreni, anche nei paesi caldo - aridi, indipendentemente dalla disponibilità di letame ed è quindi una pratica molto utilizzata nell'agricoltura biologica.



Quantità di nutrienti in Kg/ha nei tessuti di alcune piante






Quantità indicativa di seme per colture da sovescio




Le tabelle le ho prese da internet e sono sfrutto di: Elaborazione Sol.Eco. da lavori diversi, tutte le quantità sono espresse in Kg/ha, e forniscono info molto importanti e sintetiche.

lunedì 5 dicembre 2011

Perchè le bottiglie di vino sono cilindriche

Sono un paio di giorni che ci penso, ma nessuno ha saputo rispondermi, allora provo a ragionarci io, condividendo le mie idee:

1- sono più eleganti, hanno una linea sinuosa ma non troppo agressiva
2- gli spigoli sarebbero d' intralcio, ma permetterebbero di sfruttare meglio lo spazio
3- sono di più facile stampaggio, infatti soffiando dentro un cilindro la pressione è ugualmente distribuita su tutta la superficie, favorendo uno spessore costante
4- l' etichetta genera una continuità (se abbastanza grande) coda che su una bottiglia a basa quadrata non si potrebbe avere, esempio le bottiglie di olio dove le etichette hanno una bordatura di vetro, sui vini non sempre.
5- analogamente al punto 3, per gli spumanti la pressione di 7 bar è più facile da contenere
6- favorisce un gioco omogeneo di linee curve, facendo riferimento ad etichette non squadrate
7- è più facile meccanizzare l' etichettature di un formato tondo rispetto ad un quadrato (non ne sono sicuro)
8- è tradizione avere in tavola contenitori cilindrici (bicchieri, piatti, terrine, bottiglie, brocche)
.... non ho altre idee, aspetto suggerimenti...
9- frutto da una chiaccherata con un amico, nel passato le prime bottiglie ad essere fatte erano quelle dello champagne, con del cristallo (non vetro) soffiato, e questo metodo è più facile sulla forma cilindrica

lunedì 28 novembre 2011

BOTTIGLIA DI CARTA

 GIRANDO SUL WEB HO TROVATO QUESTO ARTICOLO, VI CONSIGLIO DI LEGGERLO, A ME HA DATO ISPIRAZIONE!

 

Raise a glass to the environmentally friendly paper wine bottle

BUON COMPLEANNO

Oggi 28 Novembre è il mio compleanno, e ho deciso di festeggiare bevendo un buon porto, e passando la gionata studiando economia e marketing! e questa sera festa!!

sabato 26 novembre 2011

SIMEI

ieri venerdì 25 novembre con l' organizzazione dell' Università di Udine, siamo andati a visitare il SIMEI, la fiera di Milano dedicata all' enologia e viticultura, è considerata la fiera più importante a livello europeo in questo ramo.

Si è svolto tutto nel polo fieristico di Rho, in una struttura ben congeniata e servita da metropolitana, lo spazio è ampio ma allo stesso tempo non risulta dispersivo, e l' organizzazione interna è molto efficiente, con indicazioni precise.
Fortunatamente non abbiamo trovato molto "casino" il pubblico infatti era composto da interessati del settore e i corridoi come gli stand non erano affollati eccessivamente, tutto a favore di facili e temestivi spostamente tra espositori.

Io ero la in qualità di studente, però ho notato che molti espositori non si rendevano disponibili a ricevere studenti incuriositi, e carichi di domande e curiosità, quindi ho deciso di presentarmi come produttore, e anche li qualche difficoltà c'è stata, in qunato come giovane non ero preso molto sul serio (forse pensavano stessi giocando o perdendo tempo) ma alla fine i miei incontri sono riuscito a farli, anche se il tempo a nostra disposizione era minimo, infatti abbiamo fatto tutto in giornana (partiti da Udine alle 5 e tornati a Udine alle 11 di sera)

Ho visitato molti produttori e costruttori, tra cui i più interessanti sono stati (non metterò tutte le marche)

- macchina per riempire e produrre bag in box, sia manuale che automattizzata con prezzi da 4.000 a 16.000 euro, interessati per un mercato estero e in sostituzione allo sfuso.
- Gimar con contenitori a sezione quadrata, mi interessavano per un fatto di spazio in quanto non avrei buchi vuoti tra vasche, unica pecca il costo è decisamente più alto, un contenitore a sezione rotonda da 80-100 hl costa 7.000 euro (indicativamente) uno a sezione quadrata siamo sui 12.000, sempre prezzi indicatici e dati su 2 piedi
- attrezzature indipendenti e autonome per l' erogazione di vino in contenitori portati dall' utente (tipo le casette del latte) idea molto interessante per un mercato diretto e incentrato sul consumatore, con prezzi da 1.500 a 2.500 euro per ogni singolo "becco" di erogazione
- atrezzatura per la capsulatura a vite "stelvin cup" con monoblocchi dal costo di 5.000 euro ed una capacità di lavoro fino a 500 bottiglie ora (perfetto per inquadrare il mercato) macchine a disposizione anche a noleggio
- pompe a membrana, estremamente delicate sul prodotto con prezzi che partono da 18.000 euro per    una pompa da 150-200 hl ora, permettono il pompaggio anche di fluidi molto viscosi
- macchnari da vigneto
      fra cui Braun con il trincia sensor, perfetto per uno sfancio a filo del ceppo, costo dicativo
       >12.000 euro
      stralciatore della ERO per allevamento a guyot con trincia incorporato e alzafili, permette la
      distruzione della branca vecchia lasciando il tralcio da piegare, prezzo : non l'ho chiesto
      analizzatore di vigore vegetativo con annessa mappa digitale per un' agricoltura di precisione

oltre a questo c' erano un sacco di atrezzature, che purtroppo

martedì 22 novembre 2011

le 16 tappe biologiche della vite

1) gemma
2) gemma cotonosa
3) punta verde sulla gemma
4) apertura gemma
5) distensione delle foglie
6) grappoli visibili
7) grappoli separati
8) bottoni fiorali separati
9) fioritura
10) allegagione
11) chiusura grappoli
12) ingrossamento acini
13) invaiatura
14) maturazione
15) ingiallimento foglie
16) caduta foglie

tappi alternativi per vino

VINO, TAPPO, SUGHERO, T. CORONA, T. A VITE, T. IN VETRO, T. IN SILICONE

Oggi prenderò in considerazione alcuni tipi di chiusure che possono essere utilizzabili su una bottiglia di legno (escluso il sughero classico)
Esistono vari metodi per tappare una bottiglia di vino, come sopra citato possiamo usare: tappi corona, tappo a vite (stelvin cup) , tappi in vetro e tappi il silicone.
Tutte queste rappresentano una valida alternativa al sughero, sempre in relazione alle esigenze e all' obiettivo commerciale dell' azienda agricola.
T. corona, usato solitamente su spumanti (per interedi di lavorazione) e vini mossi, permette una facile appertura, e mantiene stabili le qualità del vino
T. a vite, molto richiesto dai mercati esteri in quanto l' apertura della bottiglie e la relativa ri-chiusura (dopo una bevuta) è molti semplice, e non vi è la necessità di strumenti per l' apertura (cavatappi)
T. in vetro altamente scenografico e molto elegante, permmette un' apertura e chiusura facilitata il vino e la sua qualità non variano nel tempo, unica pecca costa comprarlo e costa la tappatrice.
T. in silicone, uno dei sostituti al sughero più in voga 3-4 anni fa, ottimo per vini con aspettative di vita inferiori all' anno (meglio berselo subito) in quanto il silicone è molto permeabile all' ossigeno.

VINO, TAPPO, SUGHERO, T. CORONA, T. A VITE, T. IN VETRO, T. IN SILICONE

rudy

DENSITA' D' IMPIANTO

Voglio sfatare il mito secondo cui, molti credo che la produttività e la qualità dell' uva sia direttamente correlata alla densità delle viti per ettaro, questo è vedo solo per casi estremi ovvero se mettiamo a confronto un impianto con 1000 ceppi/ha e uno con 8000 ceppi/ha, ma per casi intermedi fino a 2000 ceppi di differenza le piante si autocompensano livellando i valori grado zuccherino, acidità, pH e quintali ha.

La qualità e la quantità di uva invece è direttamente correlata al carico di gemme per ettaro, e dai metodi di allevamento, che possono cambiare anche di molto la produttività, ad esempio uno studio dell' Università di Udine ha evidenziato come su un Pinot Bianco con densità di apezamento confrontabile, 3 diversi metodi di allevamento ( cordone bilaterale, cordone monolaterale, cordone verticale) la densità d' impianto ha interagito radicalmente sulla quantità e la qualità delle uve.

Queste differenze sono minormente incrementate con vitigni molto vigorosi, dove le piante untrano in competizione molto più facilmente, equilibrando al produzione, uno Chardonay è molto vigorono rispetto ad un Pinot B. e quindi sul primo avremo risultati equivalenti su tutta la matrice di prove (densità di ceppi / metodo di allevamento) mentre sul secondo avremo differenze marcate.

martedì 15 novembre 2011

FIERA HONG KONG E SEOUL


presentazione del nostro vino "poema" ad un pubblico di cinesi


inuzio fiera "vinitaly cina" foto d' ingresso in fiera


evento be to be a Seoul con conferenza e traduzione simultanea italiano-coreano


giorno finale ad Hong-Kong con taglio del prosciutto a mano, operata da Rodolfo (io) in compagni dell' Adriana Antonutti proprietaria della omonima Azienda


cena dell' ultimo gg con il presidente e lo staff della compagnia di import con cui collaboriamo in Cina (Tianjin)

-sotto- foto di con lo staff fuori dalla "portineria" degli uffici

alcuni porta innesti

vitis riparia Gloire de Montpellier
delicata debole, terreni freschi e non clorosanti,calcare attivo< 6%, radica bene,affinità a marze buona

V. rupestris du Lot
molto vigorosa, poco resistente a clorosi,angolo geotropico stretto, calcare attivo <15%,teme l' umidità, tollera il secco,bene per terreni grossolani e profondi,ritarda la maturazione (1-4 gg), provoca colatura (fa crescere troppo i germogli e i fiori perdono sostanze nutritive, in caso di concimazioni eccessive)
produttività abbondante

Famiglia riparia x rupestris

3309 Couderc
delicato, teme siccità ( poco) e umidità (molto), più debole di rupestris, calcare attivo <11%, terreni freschi non calcarei, buono per vini rossi (migliora il profumo), a volte è poco affine, a volte è affetto da legno riccio (Francia)

101-14
simile a 3309 ma è più vigoroso, terreni argillosi compatti e freschi, sensibile a carenze di K

Schwarzmann
poco in Italia, più vigoroso del 1014, adatto a terreni freschi

Berlandieri x Riparia
resistono a clorosi, resistono a fillossera, resistono a ricità, moltiplicazione buona, affinità buona, inducono precocità

Berlandieri x riparia (420 A)
vigore medio,  resistente a clorosi (fino al 20%), resistente a sicità, ritarda l' entrata in produzione
difficoltà di atechimento, stanchezza dle terreno (risente molto di terreni scarsi)

Kober 5BB
vigoroso, resiste a clorosi (fino al 20%), resiste a sicità (meno del 420 A), produttivo, buon portainnesto, risente di concimazioni importanti, viticcio bifido (carattere importante per il riconoscimento)

berlandieri x riparia (SO 4)
selezionato da Oppenheim da Teleki n° 4, resiste a calcare attivo (fino al 17%), resiste a siccità (meglio del kober 5BB), affinità scarsa con Sultanina e Chardonnay, ingrossamento innesto (dovuto alla scarsa affinità con nesto, i floemi delle 2 parti non combaciano e gli zuccheri rimangono nella zona dell' innesto ingrossandosi), riduce assorbimento  di Mg, viticcio trifido (riconoscimento immediato)

Berlandieri x riparia (161-49)
vigore medio, ottimo per vini bianchi, resiste al calcare (fino al 25%), resiste poco alal sicità, sensibile all' umidità, buona qualità dell' uva, sensibile alla tillosi (difesa contro ferite che riduce la capacità idraulica)

berlandieri x rupestrisi (ottimo per zone calde 110 Richter)
molto vigoroso, resistente a calcare attivo (fino a 17%), resiste alla sicirà, sensibile a umidità permamente, ritarda la maturazione

1103 Paulsen
origini siciliane, vogoroso, resiste a calcar attivo fino al 20%, resiste a siccità, resiste a salinità, resiste a stanchezza del terreno

140 Ruggeri
molto vigoroso, resiste a calacare fino al 25%, resite a sicità

Famiglia vinifera x ripestris

Ganzin n° 1 (aramon x rupestris)
vigoroso, resiste poco alla fillossera, resiste al calcare

Vinifera x berlandieri
vigoroso, molto resistente al calcare attivo fino al 40%, usato in champagne

Fercal
media vigoria, molto resistente al calcare, poco affine e soggetto a carenza di Mg

giovedì 3 novembre 2011

Buon giorno da Hong-Kong

siamo arrivati qui ieri, come rappresentanza della nostra azienda e del Friuli in generale, oggi primo giorno di fiera, che ricorda molto il nostro Vinitaly, solo made in HK

venerdì 28 ottobre 2011

Trattamenti antiparassitari in azienda



queste foto sono state scattate quest' estate durante i primi trattamenti, viene utilizzato un porta attrezzi Pellenc 3300 (utilizzato anche in vendemmia) abbinato ad un gruppo Martignani KWH da 20 hl e 2 calate che permettono di lavorare su 2 file (quella centrale completa e le 2 mezze laterali) questa conformazione compatta permette anche il lavoro in collina, dove lo spazio di capezzagna è ridotto.






nel video di prossimo upload si potranno osservare: la notevole velocità di lavoro (9.8-10.5 km/h) e la manegevolezza di manovra, il tutto compiendo un lavoro a basso volume (150-200 l/ha) favorendo l' economia e la tempestività del lavoro in se.

martedì 25 ottobre 2011

il decalogo per impiantare un vigneto

1 - impiantare solo su terreni adatti, per non doversi pentire di risultati inferiori alle aspettative (la vite in se stessa resiste meglio in terreni sicitosi, e soffre in terreni pesanti e poco drenanti)
2 - tener conto della storia dell' appezzamento per spianamenti, drenaggi e sistemazioni (per evitare affioramente di terreno vergine, drenaggi vecchi poco efficaci)
3 - non toccare i terreni argillosi se non sono in tempera (terreni con un cattivo rapporto di umidità, tessitura e composizione, inadatto alla coltivazione di viti)
4 - ricordarsi che la concimazione è importante per qualsiasi terreno
5 - per ridurre i rischi di insuccesso utilizzare più portainnesti e più cloni nello stesso vigneto (per ovviare a problemi di carenze a cui un portainnesto piuttosto che un altro resiste)
6 - utilizzare solo barbatelle di sicura provenienza, fornite da vivaisti di fiducia (diffidare da barbatelle in promozione o scontate, c'è un motivo qualitativo per il loro basso prezzo)
7 - scegliere sesti d' impianto adatti all' obriettivo enologico (la qualità e i metodi di lavoro cambiano radicalmente tra 7000 e 800 ceppi per ettaro) e rendere i vignali il più possibile meccenizzabili
8 - adottare sostegni duratori e dimensionati anche per resistere alle sollecitazioni impreviste (tener conto dei venti, esempio in Friuli bora da est e gardin da oves, onde evitare la distruzione dell' appezzamento)
9 - progettare l' impianto con l' aiuto e il consiglio di esperti (per vare una determinata immagine del vigneto a livello estetico, telvolta con costi simili e risultati più gradevoli)
10 - non disponendo di operai esperti, è meglio far realizzare l' impianto a una ditta specializzata (talvolta il maggior costo è recuperato dalla qualità e dalla velocità di messa a dimora e fine lavori)

domenica 23 ottobre 2011

CIAO SIC!!

Ho deciso che ti ricorderò con un sorriso, con quel sorriso che avevi sempre. Ti ricorderò con quell'esclamazione che ho avuto oggi quando ti ho visto prima di partire con quel coso giallo in testa e gli occhiali da sole, ho detto "minchia sic, fortuna che sei simpatico, perchè sei proprio brutto". Ti ricorderò come quello che a Monza, quando ti ho visto è sceso dalla macchina ha tolto il casco e ...incazzato come una iena se n'è andato a piedi dopo aver perso. Ti ricorderò come "quel bastardo di Sic" che stava diventando un mostro. Ti ricorderò come l'amico pazzo di Vale, quello del primo mondiale 125 cc, quello che a inizio stagione lo volevano mettere nei casini perchè "era violento". TI RICORDERO' COME IL CAMPIONE CHE SEI SEMPRE STATO.. SEI UN GRANDE E TI PORTERO' PER SEMPRE NEL MIO CUORE

ho voluto dedicare questo spazio al mitico sic che oggi ci ha lasciato, lo voglio ricordare condividendo le parole di valentino! ciao sic impenna anche lassù!!

martedì 18 ottobre 2011

Prova Fendt 210 v vario

nel week-end passato abbiamo avuto la possibilità di avere in azienda in prova il Fendt vario 210 v, per 2 gg abbiamo potuto testare questa macchina in varie situazioni.

Da subito ne siamo rimasti soddisfatti a pieno, il cambio vario abbinato all' optional TMS permette di avere un' elasticità e rapidità di lavoro assolute, pur rimanendo i consumi ridotti, infatti con il controllo TMS viene impostata la velocità di lavoro e il trattore si prende autonomamente il regime di giri sufficiente ed economico, per ottenere il risultato migliore con i minori consumi.

Altro vantaggio del cambio vario è la velocità di manovra in capezzagna, che rispetto ad un cambio classico permette tempi mezzi per la stessa volta



Prova con un ripuntatore RI.ST.IC a 5 ancore su terreno pesante (ponca) in collina, ci tengo a specificare che la macchina non era zavorrata, e ugualmente si è comportata molto bene, senza perdere aderenza al suolo durante tutta la trazione.

La domenica invece abbiamo sfruttato il trattore per rullare i campi dove avevamo seminato frumento, il rullo artigianele misura 3.5 metri di lavoro e 3.8 metri fuori tutto, riempito con acqua pesa circa 32-32 quintali, e pur essendo il trattore stretto 1.45 cm è risultato molto stabile, anche in svolte strette e veloci 12-15 km/h, purtroppo non ho foto di questa lavorazione.

venerdì 14 ottobre 2011

Università

Si è appena conclusa la prima settimana di lezioni all' università, quest' anno ci sono molti corsi interessanti, appena saremo ad un buon punto del programma cominceremo ad arricchire il blog con nuove notizie spulciando gli argomenti di enologia e viticultura

domenica 9 ottobre 2011

Buon giorno autunno

con giovedì sera una folata di bassa pressione ha invaso le alpi e tutto il nord Italia, questo ha portato ad un abbassamento delle temperatura di 10-15°C, tra giovedì e venerdì sono caduti 70 mm di acqua (nella mia zona) forse l' autunno è arrivato, era ora dato che a fine Settembre alcuni miei alberi da frutto (nasci) hanno rifiorito, e non è normale.

Ora aspettiamo che la temperatura si abbassi, le foglie comincino a cadere per poter cominciare la potatura secca.

mercoledì 28 settembre 2011

RAFFREDDAMENTO DELL UVE=VINO SUPERBO, POTENTE, MA ARMONICO

L'amica e giornalista Fabiana Romanutti in occasione di una sua recente visita ci ha  dedicato questo pezzo narrato con trasporto emotivo  per raccontarci e testimoniare l'innovazione che da anni ci vede protagonisti indiscussi. Buona lettura



giovedì 22 settembre 2011

espianto

proprio ieri abbiamo finito l' espianto di un vigneto sperimentale piantato 22 anni fa.

La scelta dell' estirpo è nata dal fatto che in 3 ettari di vigna c' erano 3 qualità di uva, che si alternavano con intervalli di 6 filari ciascuna, mancavano circa il 30% delle piante, e la coltivazione non era omogenea.

In 3 gg siamo riusci a tagliare altre 7000, con l' utilizzo di 2 motosega, preceute da una sfoltitura della chioma operata con le forbici, in contemporanea. Ora rimangono da togliere solo le radici e i pali di cemento, le prima con un aratro mentre i secondi con scavatore e muletto per la logistica dei pacchi di pali.

mercoledì 14 settembre 2011

la vendemmia è finita!

Finalmente il periodo più intenso dell' anno è finito!
Ne aprofitto per chiedere scusa, in 6 settimana non sono riuscito a scrivere nemmeno un articolo, e tutto perchè la vendemmia e il periodo di preparazione antecedente ci impegnava dalle 10 alle 13 ore al gg, e dopo tutto questo lavoro nex avrebbe al voglia di scrivere un' articolo.

Detto ciò, la nostra raccolta è stata relativamente breve in tutto ci abbiamo messo 3 settimane circa, durante le quali senza un gg di pausa ci siamo sbrigati a portare in casa tutta l' uva.

cominciata il 18 agosto (appena è arrivata la fornitura di azoto liquido) siamo andati avanti fino a ieri 13 settembre, dove abbiamo concluso la raccolta con le ultime uve rosse, Schioppettino, Pignolo e Cabernet Franc.

Ora in cantina rimangono solo gli ultimi rimontaggi, con previsioni di svinatura alla prossima settimana, per i primi rossi.

martedì 26 luglio 2011

grandine

Oggi finalmente la giornata ci ha portato un tempo caldo e soleggiato, ma fino a ieri qui per 4 giorni ha piovuto e grandinato, tra venerdì e sabato sono caduti circa 120 mm di acqua, per chi non lo sapesse sono 120 l di acqua a metro quadro (MOLTA, ANZI TROPPA).
Durante la notte, con il calare della temperature, le gocce sono diventate sempre più pesanti fino a diventare ghiaccio --> grandine, fortunatemente nella mia zona è stato colpito solo il 5-10% degli appezzamenti e per fortuna a chiazze; ma in comuni limitrofi la grandine ha provocato danni dell' 80-90% lasciando sulla vite qualche chicco d' uva, i tralci e poco più, sembrava di essere nella zona dell' ice-wine in vendemmia, peccato che qui è luglio....

Oggi chiaramente si è verificata a necessità di entrare in vigna e effettuare immediatamente un trattamento.  La scelta dei prodotti da adoperare non è stata certo facile questo perchè, essendo vicini alla vendemmia, usare prodotti con tempi di carenza ecessivi fa accrescere il rischio di ritrovarseli nel vino, (soprattutto il rame è molto pericoloso per i vitigni aromatici ).
Purtroppo il rame è uno dei pochi prodotti efficaci per la sterilizzazione di ferite da grandine, quindi la scelta fatta è stata quella di  trattare solo le aree particolarmente colpite e con prodotti non molto forti in modo da evitare al massimo problemi.

mercoledì 13 luglio 2011

ultimi arrivi

Oggi alle 9:30 di questa mattina ci è stato consegnato il nuovo trincia anteriore dell' AEDES 180cm di taglio, doppio rotore e trasmissione centrale ad ingranaggi.

La particolarità di questo attrezzo è il fatto di non aver la classica trasmissione a cinghia laterale, che occupa molto spazio 15-20cm, alza il profilo della carcassa e accupando spazio l' ingombro dela trincia è maggiore della larghezza di taglio.

Con il sistema a doppio rotore, sì il peso dell' attrezzo aumenta come la lunghezza, ma la larghezza di taglio è maggiore, il profilo è più basso e poi noi lavorando con la macchina scavallante pellenc, che schiaccia l' erba al centro della fila, non restano righe di erba non tagliata (i 2 rotori si incrociano al centro passando 2 volte sullo stesso punto)

Per oggi ho lavorato 3 ore col nuovo arrivo, e sono soddisfatto, sopratutto del risulatato ottenuto nei vignali in grave, dove ci sono molti sassi, tutto il lavoro è stato eseguito a velovità comprese tra 6,1 e 7,3 km/h ed erba alta 1 metro, lasciata apposta per la prova.

giovedì 7 luglio 2011

Azienda agricola FINATO MARTINARI

di recente insieme ad alcuni compagni dell' ANGA giovani di Udine siamo andati a Verona a vedere un recentissimo impianto di biogas proprietà dell' azienda agricola Finato Martinati.

L' azienda è nata come produttrice di tabacco, attualemnte sono i secondi in Italia come produzione e prima lavorazione di questa pianta, l' area dedicata alla coltura è di 300 ettari, tutti quanti irrigabili, infatti il tabacco risente molto delle carenza di acqua e deve essere coltivato su terreni sciolti, inquato risente di tessiture molto compatte come l' argilla, sono presenti anche 42 forni di essicazione per le foglie.

Altro campo in cui quest' azienda è all' avanguardia riguarda i 180 bovini da latte allevati nelle stalle, tutte vacche che vengono tenute e tratate come principesse, munte 3 volte la giorno, vivono in locali dove viene nebulizzata acqua per mantenere la loro temperature corpore bassa.
La cosa davvero unica è che queste vacche vengono fecondate artificialemnte con spermatozoi selezionati, in modo che le nascite risultino essere 93% femmine 7% maschi, i quali vengono venduti, l' azienda non necessita di tori da monta. Unico problema di questa tecnica (se ne parlava durante la visita) è l' alta condivisione di spezzoni di DNA tra tutte le vacche, in fenni con questo metodo non c'è molta biodiversità, ma si sta lavorando per ovviare al problema.

Sopra ai tetti delle stalle sono stati applicati dei pannelli solari che soddisfano una buona parte del fabisogno elettrico aziendale (cista 600KW)
Di recente negli ultimi 15 mesi ha preso vita il nuovo impianto di biogas da 14000 KW che funziona con la digestione di silomais e liquami. In un mese di funzionamento (24 ore su 24) sono stati prodotti circa 70 MW, l' impianto richiede quotidianamento 31 tonnellate di isilato che vengono prodotti nei restanti campi dell' azienda.

Le impressioni sono state davvero buone, e conoscere il sig. Finato è stata un esperienza molto stimolante, trasmessaci a  noi dalla sua giovinezza e presenza attiva in azienda, è un modello d' impresa che tutti gli agricoltori dovrebbero prendere in considerazione, nei limiti delle propre possibilità e volontà.

martedì 5 luglio 2011

oggi

oggi è stata una giornata di lavoro durante la quale, nel mattino abbiamo eseguito lavori di campagna, cimatura con la nuova cimatrice ad U rovescia della ERO, mentre gli operai hanno pensato a tagliare i pali di legno troppo alti per un lavoro livellato della cimatura.

Nel pomeriggio abbiamo riorganizzato il magazzino atrezzature, stoccando i cartoni per l' imballo delle bottiglie, inoltre abbiamo tirato fuori la defogliatrice, prossima all' uso, e abbiamo montato il braccio decespugliatore che domani utilizzerò per tagliare le scarpate nelle vigne.

in questo momento è arrivata la tanto desiderata pioggia, che si faceva attendere dalla ormai assetate viti ed alberi da frutta.

sabato 2 luglio 2011

finalmente / manifestazione ERSA

dopo quasi 2 settimane di silenzio sono riuscito a ritagliarmi un momento per scrivere un paio di articoli,

ieri, primo Luglio io con mio padre e un nostro amico siamo andati alla manifestazione dell' ERSA in una azienda vicino a codroipo, si trattava di una prova in campo di vari macchinari da vigneto.

Apperna arrivati nel pomeriggio sono cominciate le prove degli atomizzatori, 5 in tutto 3 sei quali a recupero di cui il maggior reppresentante era un bertone, e 2 nebulizzatori di cui uno era un KWH (ultimo della fila) con un nuovo sistema di nebulizzazione.

All' inizio di ogni prova di ogni singolo mezzo, l' addetto la illustrava declinandone le caratteristice e poi il collaudatore faceva un giro di del filare (il solito tran-tran delle prove in campo).

Le mie personali impressioni a riguardo dei primi 4 nebulizzatori sono state davvero scarse, ok che ho dei pregiudizi a riguardo dei sistemi a recupero però obiettivamente hanno fatto una scarsa figura, dimostrandosi goffi per una lavoro in collina e poco efficaci sulla bagnatura fogliare.

parlando con alcuni signori, ho scoperto che uno (proprietario di una vivaio) 2 anni fa aveva acquistato uno dei primi atomizzatori a recupero, ed ora dopo svariate problematiche ha deciso di cambiare sistema. Faccio un breve elenco di ciò che lui contestava:

1- scarsa velocità di esecusione
2- ingombri ecessivi
3- macchina complicata e delicata
4 il sistema di recuper aspirando il trattamento che passa la parete fogliare aspira anche insetti e foglie, intasando i filtri che ogni 2 ore si è costretti a smontare e lavare
5- tutto il risparmio di inquinamento in lavorazione si recuper al momento del lavaggio, in quanto avendo molte parti esposte al trattamento risultano essere ostiche da lavare, ed il trattamento dilavato durante il lavaggio è molto
6- il costo (anche se ora esiste il contibuto dello stato)

7- QUESTO E' UN MIO PENSIERO PERSONALE, gli atomizzatori a recupero sono solo una moda paseggere, che in 2 anni andrà scemando

ora arriviamo all' ultimo della lista il KWH, è stato presentato un nuovo sistema di nebulizzazione, che tramite 2 colenne orientabili permette di variare la penetrazione dell' aria (e abbattere le derive oltre la parete fogliare) un sistema che permette di variare la grandezza delle gocce dal 30 al 70 % di una goccia normale che in media ha una dimensione di 110 micron, ma la cosa cncor più bella è il sistema elettrostatico, che con una scarica elettrica trasferisce alla goccia di trattamento nebulizzata una carica elettromagnetica contraria a quella fogliare favorendo un' adesione uniforme del prodotto, infine ultime caratteristiche sono il salvagoccia che impedisce perdite di prodotta dai deflettori, e la sorprendente natura di tutti i nebulizzatori martignani KWH, lavorano a basso colume, 80-100 litri ettaro!! con velocità di avvanzamento notevoli 5-7 km/h, in azienda raggiungiamo dosi di 200 l/ha perchè la velocità di avvanzamento è di 8-10 km/h e vogliamo essere sicuri della copertura.

Il reparto trattamenti è finito!

altra macchina che ho testato, è stato un tagliaerba di fattura canadese, il quale era una macchina capace di un angolo di sterzata pari a 0 e una velocità di lavoro fino a 18 km/h anche con erba altra, la prova mi ha soddisfatto molto, infatti appena salito sulla macchina mi sono trovato a mio agio e dopo pochissimo tempo (di ambientazione) l' ho spinta subito al massimo, guidando solo con una mano,
la renditività di questo tagliaerba è spaventosa, 2 ettari ora, superando del doppio il lavoro di un trattore, unica pecca che ho trovato personalemte è che non era dotata di cabina ed io essendo allergoco alle graminacee, un lavoro quatidiano è un suicidio.

mercoledì 22 giugno 2011

corso di analisi sensoriale

2 giorni fa, il 20 giugno all' università abbiamo cominciato il corso di analisi sensoriale, incentrato sul farci capire come gestire una pannel test e come portarlo avanti, rispondendo ad alcune domande essenziali per il piazzamento del prodotto.

venerdì 17 giugno 2011

nuovo trincia

questa mattina alle 7:30 è arrivato in azienda il camion con il nuovo trincia a doppio rotore, purtroppo gli attacchi erano sbagliati (attacchi posteriori),  noi per lo sfalcio dell' erba e la trinciatura dei residui di potatura adoperiamo tutte macchine forntali, questo per evitare danni al trattore, e sopratutto per non calpestare con le ruote l' erba che va tagliata, il risultato finale non sarebbe lo stesso, inquato dove il trattore calpesta, l' erba momentaneamente viene schiacciata e il tagliarerba non la taglia, una soluzione sarebbe andare piano, però ormai sono abituato a tagliare l' erba a 6-9 km, e i tempi sono calibrati per queste velocità.

Ricordo che l' erba in vigna è sempre meglio sminuzzarla e triturarla, mai lasciarla integra (tipo sfalcio del fieno) altrimenti lasciandola nei filari marcirebbe apportando maggiori cariche di muffa nel vignale e nell' uva, l' erba noi la manteniamo da un' altezza di 3 cm (appena tagliata) ad una max di 25-30cm quando è ora ti tornare a tagliarla.

lunedì 13 giugno 2011

3° trattamento

Oggi lunedì 13 Giugno in azienda abbiamo finito di fare il 3° trattamento antiparassitario della stagione, avevamo iniziato sabato, facendo circa metà azienda, per poi voler finire ieri (domenica) ma purtroppo c'era troppo vento e abbiamo rimandato gli ultimi 20 ha ad oggi.

L' importanza di fare i trattamenti in assenza di vento si riferisce al fatto che, il prodotto da fare deve andare sulle foglie e non disperso nell' aria, in modo da avere una maggiore copertura e sicurezza nell' efficacia antiparasitaria.

voglio ricordare che noi eseguiamo i trattamenti nelle vigne con 2 macchine entrambe prodotte da Martignani KWH, un atomizzatore da 10 hl trainato dal trattore e un gruppo montato sulla scavallante pellenc, con 2 vasche da 10 hl cadauna, e 2 calate che permettono di trattare la fila centrale e le 2 mezze laterali.

L' essenziale per avere una buona difese contro le infezioni è quella di trattare tutta la superficie aziendale nel minor tempo possibili, in modo da avere uniformità di lavoro.

mercoledì 8 giugno 2011

Visita agli stabilimenti Caviro

Martedì 7 Giugno, con la classe del secondo anno di Viticultura ed enologia dell' università di Udine, accompagnati dal prof. Zironi, siamo andati in visita a 3 cantine socili 2 appartenenti al gruppo Agrifrutta e 1 era la Caviro (produttrice del Tavernello).

Cominciamo dalla prima, è un ' azienda situata vicino a Rimi, appena arrivati ci ha accolto uno dei responsabili di cantina, che molto gentilmente ci ha accompagnati in una visita guidata, illustrandoci tutte le atrezzature, in sintesi all' ingresso troviamo un a serie di vasche di dimensioni variabili da 6000 a 10000 ettolitri, più avanti ci sono le buche per lo scarico dei carri (dopo che sono stati efettuati i controlli e le analisi) in totale avevano 4 tramogie accoppiate a 6 diraspatrici, il carico massimo supportato in vendemmia a pieno regime sono 2000 quintali di contenimento tramogie e 20000 quintali lavorati in giornata. Da qui il diraspato viene pompato in una serie di presse, 2 siprem da 1000Q che lavorano in combinata, e poi all' interno vengono servite una serie di 5 presse in continuo e una pressa a nastri, da qui il pressato finisce nelle cisterne dove con 4 flottatori continui viene illimpidito (la feccia viene filtrata da 6 filtri sotto vuoro, ad occhio erano da 100-120 mq), il vino fermentato viene vene trattato a freddo per la stabilizzazione tartarica e poi filtato con un filtro tangenziale a 18 cartucce.

Quest' azienda produce solo vini bianche con quantitativi di 75.000 hl annui, di cui un 30% (variabile9 vine consegnato obligatoriamente alla Caviro

Verso ora di pranzo siamo arrivati a Forlì sede della Caviro, dove accolti dal responsabile di cantina siamo potuti entrare in azienda (meglio chiamarla industria...) dopo una breve presentazione del marchio Tavernello, indossati i camici usa e getta abbiamo varcato le porte della cantina, subito d? impatto si notano vasche di dimensioni spaventose, in mezzo a queste sono situati 2 impianti di stabilizzazione tartarica continua, uno per i vini rossi e l' altro per i bianchi, lavorando giorno e notte per 5 gg la settimana (il sabato e la domenica sono giornate dedicate alle manutenzioni) il vino stabilizzato passa in una serie di tubi in acciaio dove vengono fatte delle aggiunte in continuo di solforosa, MCR e altro. Tempo una paio di gg il vino viene imbottigliato, o meglio inscatolato nel tetra pak, grazie a 8 macchine appositamente studiate le quali riempiono dagli 8000 ai 10000 tetra pak all' ora, che tramite un sistema di robot perfettamente programmati vengono imbancalati e stoccati in un magazzino completamente automatizzato, qui i carichi permangono per un massimo di 3 settimane.

I rifornimenti di vino all' industria avvengono sia tramite gomma sia tramite rotaio, con un gran via vai di camio, ogni vasca loro contiene 12000 hl, se una cisterna su camion ne porta circa 300hl ne servono 40, tenendo conto che li la cantina su svuota molto rapidamente è come essere in autostrada! Il volume di prodotto della Caviro si aggira intorno a 1.700.000.000hl di vino annui.

Nel pomeriggio siamo approdati all' ultima visita in un' azienda empre del gruppo Agrifrutta, nella quale vengono prodotti principalemente vini rossi, qui abbiamo potuto osservare molte tecnologie legate alla macerazione e fermentazione in rosso, l' enologa della coperativa ci ha accompagnati in un giro didatticamente interessante, in quanto ci ha da prima spiegato tutti i metodi di lavorazione e in fine ci ha fatto asaggiare tutti i prodotti aziendali, i quali mi hanno lasciato sodissfatto, sia per la qualità della gamma più alta sia per aver testato la differenza nei vitigni coltivati in alta o bassa collina.

Dopo la degustazione siamo ritornati in Friuli, soddisfatti della nostra gita, non capita tutti i gg di visitare aziende così grandi e importanti, infatti la visita alla Cviro è stata preziosa dal punto di vista informativo ma poco interessante dal punto di vista formativo in quanto le nostra piccole realtà sono ben lontane da essa. Per fortuna!

lunedì 6 giugno 2011

Gita a Roma

Per la precisione io e la mia famiglia, per motivi di lavoro siamo stati a Latina, un viaggio di 3 gg, conclusosi sabato sera.

Questa è una riflessione personale per comprendere le differenze tra nord e sud, non voglio essere razzista o polentone, ma voglia raccontare qualche episodio vissuto di persona:

- entrati in un negozio (accompagnati dal nostro rappresentante) dopo aver deciso cosa comprare al momento del pagamento, richiediamo lo scontrino, una cosa normale.... ci viene risposto con tono molto scherzoso: -ma siete matti?!?! ma se insistete ve lo faccio....-

- fermarsi ad un semaforo rosso equivale a ricevere una quantità di claxonate paragonabili a quelle da stadio

- trovare un bar aperto alle 7 di mattina per bere un caffè è praticamente impossibile (dalle mie parti aprono alle 4:30 di mattina)

- chi vede un motociclista col casco si ritenga fortunato! ...evidentemente è appena uscito dal parruchiere....

- parcheggiare fuori dalle righe in curva e sulle strisce perdonali è normale, gli ausiliari del traffico non si vedono fino a sera...

questi sono solo alcuni esempi, gli altri episodi non me li ricordo! Sembra un' altra Italia da quella che sono abituato a vivere nella mia regione.... Mi sa che ho sbagliato tutto, o tutto va al contrario....

martedì 31 maggio 2011

la zavorratura del trattore

Questo è un argomento che si stacca dall' ambito enologico-vitivinicolo, ma che comunque rappresenta un buon discorso dal punto di vista del lavoro pratico.

E' molto importante avere un trattore o una macchina operatrice del giusto peso, in relazione alla lavorazione e alle condizioni di lavoro, mi spiego meglio, avere un trattore che pesa tanto (e quindi che compatta molto il terreno) durante lavori che non implicano grossi sforzi e problemi di aderenza (sia per il fondo del terreno che per le atrezzature leggere) è inutile, inquanto i consumi di gasolio e di gomme aumentano, un esempio di questi lavori posso essere cimatura, sfalcio dell' erba, trasporto di carichi leggeri.

Invece dobbiamo vedere le zavorre come degli aiuti nel nostro lavoro quando necessitiamo di avere maggior grip sul terreno, una migliore ridistribuzione dei pesi e contrappesi e un migliore scarico della potenza al suolo. Personalmente le uniche lavorazioni in cui aggiungo zavorra al trattore sono durante ripature profonde su terreni sciolti o compatti (in questo modo sposto parte del carico sull' asse anteriore che mi facilita il lavoro) oppure quando mi addopero allo sfalcio delle scarpate (sfrutto la zavorra per riequilibrare il trattore, in senso opposto allo sbraccio), invece quando taglio erba più il trattore è leggere è meglio mi trovo, nel caso di trattamenti antiparassitari dovengo correre molto qualche zavorra sull' anteriore va sempre bene, anche perchè si lavora in collina.

Io solitamente zavorro il trattore avanti, nel caso necessiti di controbilanciare il carico posteriore e con acqua nelle gomme nel caso di bilanciamenti laterali. Le migliori condizioni di lavoro sono quelle in cui vengono usate macchine flessibili che permettono di cambiare agevolmente la distribuzione dei pesi, pur sempre rimanendo stabili e sicure. Ovviamente non posso pretendere di usare un trattore super leggero e zavorrarlo con molto peso, pensando di mantenere le caratteristiche intrinseche alla macchina (trazione, coppia, accelerazione, potenza, agilità), il mio consiglio è comunque quello di avere macchine ben piazzate al suolo con gomme adatte ad un basso impatto sul terreno e con la possibilità di essere zavorrate senza compromettere le loro "doti".

Io utilizzo dei Fendt 280P macchine robuste e pesanti, con una buona distribuzione dei pesi, che mi permettono di poter essere zavorrate sull' anteriore con 12 zavorre da 25Kg mentre sui fianchi dipende dal volume interno della gomma (mediamente 100 Lt), sempre mantenendo le loro carateristiche per qui li abbiamo preferiti, ovvero affidabilità, grande coppia motrice e manegevolezza.

Ovviamente la scelta della ridristribuzione dei pesi va fatta anche in relazione a dove andremo a lavorare, in pianura non si necessita di grosse zavorrature (apparte in casi limite) mentre per lavorare in collina è sempre meglio avere dai 50 ai 250 Kg di zavorra anteriore a seconda del lavoro, in modo da far affidamento anche sulla trazione delle ruote anterione mentre si manovra in pendenza.

lunedì 30 maggio 2011

Giornata di trattamenti

Oggi a distanza di 10 gg dall' ultimo passaggio a trattare, in azienda verrà efettuato il 3° trattamento della stagione.

Tutti i nostri trattamenti vengono fatti mediante l' ausilio di atomizzatori martignani kwh, che ci permettono di lavorare a basso volume (150-200 L/ha), sono quantita d' acqua ancora elevate, che manteniamo late solo perchè le velocità di avvanzamento del trattore e della scavallante Pellenc, variano da un minimo di 8.1 km/h ad un max di 10.3 km/h della Pellenc, e quindi si rende necessario avere una bagnatura fogliare efficace.

Se lavorassimo a velocità inferiori la quantità di acqua per ettaro sarebbe nettamente inferiore, ma in questo caso verrebbe a mancare il requisito fondamentale per un buon trattamento, ovvero farlo in meno di 24 ore, in modo da omogeneizzare tutta l' azienda e di non avere parcelle meno protette.

Sono già parecchi anni che in azienda il nemero totale di trattamenti antiparassitari non super i 6 passaggi, questo ci permette di concentrarci maggiormente sulla cura del vigneto.

martedì 24 maggio 2011

irrigazione

questo è un buon periodo per parlare di irrigazione, infatti dalle mie parti, sono ben 12 gg che non piove e con temperature costanti di 30°C e umidità impressionanti tutte le piante soffrono, quelle giovani di più mentre quelle vecchie resistono ancora.

L' irrigazione è molto importate, ma va fatta nel modo e nel tempo giusto, ad esempio un irrigazione a piogga fatta durante il gorno provoca uno stres termico alle foglie che le può portare a dissecamento, altro problema sorge da lunghe irrigazioni, con bagnature delle foglie maggiori di 2 ore circa, rischiamo di incorrere nelle circostanze perfette per lo sviluppo di peronospora. Mentre una corretta irrigazione a goccia, fatta in modo costante porta solo che benefi, sopratutto se addizionata di concimi nel caso di carenza del terreno.

l' irrigazione non è sempre indispensabili, infatti nelle coltivazione dove l' interfila è lavorato, l' umidità del terreno persiste per più tempo, rispetto a terreni inerbiti, questo può portare ad avere un azione mirata a seconda delle annate, con annatte piovose i filari possono essere lasciati inerbiti, nel caso di periodi come questi i terreni possono essere coltivati.

Altri vantaggi di coltivare o non coltivare il terreno sta nell' avere vignali con file lavorate in modo alternato (ovvero una fila inerbita e una lavorata, poi una inerbita e ancora un' altra lavorata, e così via) questo permette soppratutto a ridosso del periodo di vendemmia di riuscire a mantenere la vite in uno stato di stres-soppravivenza, infatti metà apparato radicale sarà in stres, e metà no.

A questo proposito, possiamo dire che l' irrigazione può essere fatta in 2 modi, o di "mantenimento della pianta" o di soccorso, la differenza è che la prima non fa entrare in stres idrico la pianta, portandola ad una produzione abbondante e con basso contenuto di zucchero, la seconda invece fa in modo che la pianta produca meno grappoli i quali avranno maggiori concentrazione succherine e di sostanze organice.

Attenzio c'è un sottile confine tra irrigazione di soccorso e stres idrico irreversibile dopo il quale la pianta va verso il dissecamento senza possibilità di soppravivenza.

Ovviamente questi discorsi dipendono molto alche dal tipo di porta innesto e dal tipo di terreno, tutti fattori che influenzano molto la scelta e la quantità di acqua somministrata.

martedì 10 maggio 2011

Il nuovo impianto

ieri, dopo molti problemi legati alla tempistica e al tempo, siamo riusciti a piantare una nuova superficie di barbatelle.

La zona è in collina con esposizione in direzione nord-est, suddivisa in 5 mancine, con dimensioni variabili, da 2 a 6 filari, piantumate a pinot nero, di 3 cloni diversi, la scelta è rivolta ad un obiettivo enologico legato alla spumantizzazione classica.

la restante area suddicisa in 2 grandi aree piane, è stata piantumata a ribolla gialla, di 5 cloni diversi.

Le 2 diverse area sono adiacenti ma la differenza di essere una in alta collina e l' altra alla base, porta ad avere più maturità fenolica nella zona alta, e una maggiore concentrazione di acidità nella zona basale.

martedì 3 maggio 2011

Il formaggio

Voglio descrivere in modo semplice e breve i processi che ci permettono di ottenere alcuni prodotti derivati dal latte: il formaggio ad esempio.

Il formaggio: per ottenerlo serve latte intero non pastorizzato, meglio se appena munto e possibilmente filtrato (anche grossolanamente per evitare il contatto prolungato con corpi estranei, quali peli o stoppe di paglia). All'atto della mungitura il latte ha una temperatura che oscilla dai 36 ai 38°C, andrà versato in un grande recipiente, (chiamato caldaia e possibilmente di rame) che andrà posizionato in prossimità di un fuoco; di seguito andrà aggiunto il caglio,(un enzima molto attivo che fa affiorare sulla superficie del latte la cosiddetta cagliata. La temperatura durante tutto il processo di cottura deve essere costante con intervalli fra i 37-40°C per una tempo variabile fra i 35 e i 45 minuti: tempo necessario affinchè si verifichi la reazione enzimatica e conseguente coagulo della materia grassa.

Si procede quindi con la rottura del caglio, passaggio molto importante, grazie al quale può essere decisa la consistenza del prodotto finito: con pochi tagli grossolani otterremo dei latticini morbidi, ad esempio lo stracchino, invece con tagli ripetuti si andranno a creare pezzetti più piccoli per poter ottenere formaggi a pasta compatta, (più piccoli sono i pezzi di cagliata più il processo di sineresi - fuoriuscita del siero - è facilitata).

Dopo questo procedimento si può iniziare a raccogliere la cagliata dal paiolo utilizzando teli di lino che serviranno anche in un secondo momento per compattare e asciugare le forme, che dovranno successivamente essere posizionare in forme (solitamente in legno) che verranno strette e pressate per 6 ore e poi salate.

Se volessiamo ottenere formaggi a grana super compatta, quali pecorino o grana, la cagliata dopo essere stata tagliata dovrà essere cotta nuovamente a temperature che arrivano a 50°C ritagliata e poi scolata, quindi messa in forma e salata.

Se invece si volesse ottenere la mozzarella, la cagliata andrà "pescata" sempre col panno di lino dal paiolo e immersa immediatamente in acqua bollente a 90°C cosicchè iniziando a filare si origina la mozzarella.

Per la ricotta invece, dopo aver estratto tutta la cagliata, si ricuoce tutto ciò che rimane nel paiolo. (E' da questo procedimento che deriva il nome ricotta). Quando poi il tutto si sarà raffreddato potremmo filtrare ciò che sarà affiorato; Dopo aver ottenuto la ricotta e volessimo affumicarla sarà sufficiente posizionare le ricotte fresche sopra un camino o sul fuoco a fiamma indiretta per alcuni giorni.

Ho voluto in questo articolo sintetizzare alcune nozioni e metodi usati per ottenere il formaggio e alcuni dei suoi derivati in modo artigianale, come si usa solitamente negli alpeggi.

rudy

I vantaggi di una vinificazione in riduzione

Una fermentazione in riduzione ci consente di mantenere i profumi dell' uva inalterati fino all' ottenimento del vino, quindi avremo un prodotto finito ricco di profumi riconducibili ai profumi del mosto e dell' uva (profumi dolci intensi).

Abbiamo anche il vantaggio di poter ottenere un vino con pochissima o quasi senza anidride solforosa.

L' errore nella produzione di vino da fermentazione riduttiva è quello di farlo affinare in barrique, un contenitore microossigenante.

martedì 26 aprile 2011

Fermentazione in riduzione

La fermentazione in riduzione è l' opposto di quella in ossidazione, se prima si volevano ossidare tutte le sostanze instabili per poter avere una fermentazione sicura e a basso rischio, in questo caso l' ossigeno è il nostro peggior nemico.

Durante tutto il processo fino alla fine della fermentazione alcolica l' uva il mosto e il vino entrano in contatto con l' aria e con l' ossigeno limitatamente, ovvero l' uva sul carro e basta!

Come si può intendere per portare avanti una lavorazione del genere sono necessarie atrezzature di cantina molto tecnologiche, possiamo dire quasi una linea continua tra uva e vino, macchinare il più ermetici possibili, senza possibilità di infiltrazioni di aria se non gas inerti.

Questa tecnica prevede un' altissima pulizia in cantina, non ci devono essere contaminazioni di lieviti o muffe indigene, in quanto un' processo del genere ci consente di lavorare in assenza di solforosa, rendendo allo stesso tempo il vino volubile a fermentazioni spontanee e puzze indesiderate.

rudy

domenica 24 aprile 2011

BUONA PASQUA A TUTTI!!

I vantaggi di una fermentazione in ambiente ossidante

I vantaggi nel praticare la fermentazione in ambiente ricco di ossigeno sono racchiusi tutti nella facilità di operare, ovvero se porto avanti una fermentazione in iperossigenazione non mi occore stare attento all' ambiente in cui lavoro l' uva, quindi la tecnologia di cantina è bassa rispetto ad un' evventuale fermentazione in ambiente riducente.

Altri vantaggi sono sappresentati da una facile lavorazione, cioè non serve usare solforosa in grandi quantità, il mosto pressato e successivamente stoccato va lavorato in modo che prende ossigeno (niente di più semlice), stando attenti ad avere fermentazione controllate, altrimenti potremmo portare avanti fermentazioni indesiderate.

Infine ci sono i vantaggi dal punto di vista organolettico, in questo modo avendo molto ossigeno nel mosto i lieviti non vengono stressati, gli antociani vengono ossidati (avrò un vino più scarico di colore) e così anche i terpeni che ossidandosi fanno perdere una parte di carica aromatica (in alcuni vini potremmo riscontrare aromi intensi e squilibrati), in più lavorando in un ambiente ossidativo otterò dei vini più stabili ai quali per essere affinati in cantina non serve aggiungere molta solforosa.

Ci tengo a specificare una cosa, è inutile condurre fermentazioni riduttive (in totale assenza di ossigeno) che mi permettono di ottenere vini grassie e complessi, se poi verranno affinati in barrique, mi spiego: all' inizio elimino tutto l' ossigeno e poi faccio riposare il mio vino in un contenitore microossigenanre, mi do la zappa sui piedi!!

rudy

giovedì 21 aprile 2011

Fermentazioni iperossidative

E' una tecnica recente, o meglio è usata da una buona quantità di aziende solo di recente, infatti le prime sperimentazione risalgono agli anni 80'.

Questo tipo di vinificazione prevede la totale ossidazione di tutte le molecole ossidabili (chinoni, antociani) che durante la fermentazione rimarranno stabili e non pregiudicheranno gli aromi e il gusto finale del vino, se questo non viene conservato con dosi importanti di solforosa.

Iprincipali vantaggi risalgono nella stabilità durante e post fermentazione in quanto l' ossigeno così temuto non potrà più ataccare tutte le molecole volubili ad esso.

Ci tengo a fare una precisazione la solforosa su uva o pigiato che poi andrà in fermentazione ossidativa, non funge da antiossidante, ma da inibitore legando i chinoni e generando tutti i primordi per uno sviluppo di acetaldeide e un vino instabile se non tenuto sotto stretto controllo.

sabato 16 aprile 2011

AROMI VARIETALI

VINO AROMI TERPENI

Molti anni fa’ si pensava che il grado alcolico fosse indice di qualità. Attualmente si pensa invece che un buon vino debba possedere anche spiccate caratteristiche organolettiche date appunto dai terpeni. L’ AROMA VARIETALE, E’ DOVUTO AL METABOLISMO DELLA VITE TAL QUALE E DALLE CARATTERISTICHE DELLA CULTIVAR. Questo non deve far pensare che ogni vitigno possieda composti aromatici specifici, in quanto gli stessi composti odorosi e i loro precursori si riscontrano nei mosti e nei vini di molte varietà della stessa famiglia.

La personalità aromatica propria di ogni vitigno, quale si riscontra nei vini, deriva certamente dalla natura e dal contenuto dei singoli composti varietali. I terpeni sono responsabili dell’aroma caratteristico delle uve e dei vini delle varietà a sapore moscato,(i quali danno mosti dotati di aroma simile a quello dei vini, la cosiddette varietà aromatiche) ma sono presenti anche nelle varietà a sapore semplice ( varietà queste che danno mosti inodori e successivamente vini con aromi caratteristici della varietà).

I terpeni costituiscono una famiglia di circa 4000 composti. All’ interno di questa famiglia i composti che possono essere considerati odorosi sono i Monoterpeni, composti a 10 atomi di C e i sesquiterpeni,composti a 15 atomi di C.
I monoterpeni li troviamo sotto forma di idrocarburi, di aldeidi,alcoli ,acidi ed esteri. Nell’uva sono stati identificati una quarantina di composti aromatici tra cui i più odorosi appartengono alla classe degli alcoli monoterpenici in particolare il LINALOLO , GERANIOLO,NEROLO, HO-TRENOLO , CITRONELLOLO,ALFA-TERPINEOLO . Il loro ruolo risulta sinergico nell’ esprimere l’aroma all’uva e al vino nelle varietà di tipo Moscato. Dobbiamo ancora precisare che il citronellolo ed il linalolo sono i più odorosi.

Dobbiamo ricordare che molti vini non possiedono come sostanze aromatiche i terpeni. Per esempio il Sauvignon contiene come composti aromatici le metossipirazine, tra cui il butilmetossipirazina e il propilmetossipirazina i quali danno al vino odore vegetale che ricorda il peperone verde, l’asparago. I tenori in monoterpenoli dei vitigni a sapore semplice sono generalmente inferiori alla soglia di percezione. I polioli terpenici presenti nel vino a concentrazioni superiori ad un mg/L sono poco odorosi, tuttavia per idrolisi in ambiente acido, possono dare origine ad altri monoterpeni a volte odorosi.

VINO AROMI TERPENI

rudy

venerdì 15 aprile 2011

CLASSI AZOTATE DI INTERESSE ENOLOGICO

VINO AZOTO CLASSI AZOTATE

L' azoto totale di un vino comprende una forma minerale e diverse forme organiche. Il tenore di azoto viene espresso in mg/L ed è stato dimostrato che nei vini rossi vi è un quantitativo doppio di azoto rispetto ai vini bianche.

Durante la fare erbace i sali ammoniacali prendominano all' interno dell' acino per poi lasciar spazio al catione ammonio e fine maturità. L' ammoniaca dunque rappresenta un fattore indispensabile per l' avvio e il procedere della fermentazione alcolica.

Le diverse forme di azoto organico sono:
- AA (amminoacidi)
- oligopeptidi e polipeptidi formati da catene di amminoacidi uniti da legami peptidici
- proteine
- azoto ammidico
- ammine piogene --> importanti dal punto di vista sanitario
- azoto nucleico
- pirazine

VINO AZOTO CLASSI AZOTATE

rudy

martedì 12 aprile 2011

VINITALY 2011

Si è appena conclusa la 45° edizione del Vinitaly, la più importante fiera food and wine a livello internazionale, la potremmo definire una fra le più importanti nel mondo del vino.

Iniziata mercoledì 6 Aprile, con l' allestimento dello stand, siamo partiti a lavorare il giorno dopo, giovedì 7, primo giorno di apertura agli operatori. I primi due giorni si sono dimostrati davvero molto importanti dal punto di vista commerciale: molti infatti sono stati i contatti con operatori esteri: sia europeri sia asiatici. Due giornate che ci hanno dato molta soddisfazione proprio per poter svilppare nuove idee e future collaborazioni.

Sabato e Domenica, invece sono state due giornate che hanno richiamato per lo più consumatori ed appassionati, generando così un'affluenza talvolta incontrollata agli stand. Molte le persone che interpretano questa fiera dell'enologia mondiale come l'occasione per passare il tempo, vagando per padiglioni bevendo a caso, basta che sia vino, e sopratutto alcolico!

Lunedì, al contrario di quello che si pensava è stato un giorno più calmo che ha portato persone interessate infatti siamo riusciti ad avere alcuni contatti con importatori, che si spera maturino in futuro.

Possiamo diri che ques' ultima edizione del Vinitaly è stata molto fruttuosa ed interessante per tutti, con la certezza che abbia potuto rappresentare il giro di boa per il mondo ed mercato del vino. E' stata stimata un'affluenza di 100.000 persone è un indicatore quasi certo che ci sarà una prossima ripresa del mercato.

domenica 3 aprile 2011

Casse ferrica

CASSE FERRICA VINO

La casse ferrica è un’alterazione che può verificarsi nei vini in caso di eccesso di ferro.
Nel vino sono presenti due tipi di ferro: il ferro 3+ (ferro ferrico) e il ferro 2+, il loro rapporto è influenzato dal potenziale REDOX del vino stesso, uno schok ossidativo può provocare la formazione di precipitati e partire dal ferro ferrico.

Il fenomeno dei precipitazione può essere prevenuto con una presenza costante di anidride solforosa, che impedice l' ossidazione del ferro stesso (e del vino).
Possiamo distinguere due tipi di casse ferrica:
- casse ferrica nera = avviene nei vini rossi in cui è presente il ferro 3+, si tratta della casse blu che provoca un intorbidamento causato dalle combinazioni insolubili tra i composti fenolici (tannini, antociani, ...) ed il ferro in eccesso.

- casse ferrica bianca = avviene in presenza di proteine, ioni calcio e potessio che assieme ai colloidi formano agregati, prende anche il nome di casse fosfato-ferrica, dovuta a combinazioni insolubili tra acido fosforico e ferro in eccesso formando cristalli insolubili.

L' acido citrico è un ottimo chelante per il sistema in quanto ingloba gli ioni, togliendoli dall' equilibrio. Altri rimedi usati per evitare inconvenienti docuti alle casse ferrica, sono:
- la riduzione del mosto con acido ascorbico
- protezione con gomma arabica (si comporta da colloide protettore, in preimbottigliemento)
- anticipo della precipitazione, con iperossigenazione
- trattamento con ferro cianuro (vietato)
- evitare l' utilizzo di utensili ferrosi

CASSE FERRICA VINO

rudy

qui è possibile trovare uno schema riassuntivo e molto intuitivo
http://www.viticulture-oenologie-formation.fr/vof-italien/maladievin/casseferrique.htm

mercoledì 30 marzo 2011

LA STABILIZZAZIONE DEL COLORE NEI VINI (rossi)

La stabilizzazione del colore è opportuno farla nel più breve tempo possibile.
Nei vini rossi una serie di reazioni portano gli antociani a legarsi stabilmente ai tannini, dando luogo a complessi condensati stabili, portando a stabilizzazione le sostanza colorate. Questo tipo di condensazione coinvolge antociani e tannini di tipo catechico, ed avviene tramite l' etanale; questi complessi di colore rosso-aranciato sono stabili nel tempo e sono insensibili all' azione decolorante dell' anidride solforosa.

Esistono tre tipi di condensazione:
-tannino+antociano = il tannino forma un carbocatione che può attaccare l' antociano, se non è in forma carica, grazie alla perdita di acqua, l' antociano che era presente come pseudo base incolore, acquista colore --> questo processo avviene autonomamente.

-antociano+tannino = l' antociano in forma carica (carbocatione) attacca un tannino, l' antociano così facendo perde la carica e si decolora --> in presenza di ossigeno l'antociano si colora grazie a reazioni REDOX

-infine ci può essere una condensazione mediata dall' acetaldeide, questa risulta essere la più importante. L' antociano di lega al tannino ammorbidendo il vino, e grazie all' acetaldeide si ha un cambio di struttura che lo rende più forte --> in presenza di acetaldeide l' antociano risulta essere sempre colorato e unendosi al tannino ne blocca la sua crescita evitandone la precipitazione.

rudy

lunedì 28 marzo 2011

Schioppettino e Stampa

FRIULI VENEZIA GIULIA

CANTARUTTI ALFIERI – Schioppettino 2003

Lo schioppettino che Antonella e Fabrizio hanno voluto offrire per questa avventura sensoriale è un esempio di come quest’uva così indigena, così fieramente friulana, sappia affrontare il tempo con pazienza e profondità. Le uve vendemmiate manualmente vengono sottoposte a pigiatura soffice e avviate alla vinificazione secondo i processi consolidati per i vini rossi. Pressatura soffice, macerazione sulle bucce con oculati rimontaggi e delestage per una ottimale estrazione e fermentazione alcolica, il tutto sotto rigidissimo controllo termico. Lo Schioppettino viene quindi svinato e lasciato in serbatoi di acciaio per una fase di illimpidimento per decantazione naturale; subito dopo avviene il travaso in carati di legno ungherese da 300 litri ove rimane per un anno e mezzo, durante il quale svolge fermentazione malolattica e matura lentamente. Si presenta lucido e granato nel bicchiere, con riflessi in chiaro-scuro; l’olfatto viene stuzzicato da sentori terziari piuttosto marcati che ricordano il catrame, l’incenso, la cannella e il tabacco, con note officinali in sottofondo e un alone di frutta cotta e nocciola. In bocca è caldo e leggiadro, nonostante si avvertano intatte la stoffa e la struttura, i tannini hanno lasciato un timbro polveroso e il sorso regala un ritorno sapido e un senso di freschezza invidiabili. La confettura di prugne è tenue ma presente, le spezie corredano il finale che rivela un registro balsamico con ricordi di arancia candita. Una tenuta interessante e intellegibile che trasmette il senso del tempo e della terra.



Articolo redatto da www.acquabuona.it nel mese di Marzo 2011 e pubblicato sul medesimo sito.

rudy

venerdì 25 marzo 2011

FENOLI VOLATILI

I vini bianche contengono quantità variabili di vinilfenoli, mentre i vini rossiquantità variabili di etilfenoli.
Vinil ed etil fenoli sono responsabili di deviazioni olfattive nei vini; i vinilfenoli danno sentore chimico al vino (come se stessimo odorando un medicinale) mentre gli etilfenoli hanno odore di stalla, cavallo bagnato, entrambi i casi se presenti sono davvero sgradevoli.

I vinilfenoli dei vini bianchi provengono dalla decarbossilazione enzimatica dei lieviti a carico di due acidi cinnamici nel mosto (ac. ferulico e ac. cimarico), gli acidi benzoici non subiscono la trasformazione in vinilfenoli,grazie all sfecificità dalla cinnamil decarbossilasi.
Quest' azione può essere evitata grazie all' utilizzo di lieviti POF (phenol off flavour), inoltre il contenuto di vinilfenoli a vino finito sarà anche determinato dalle condizioni di estrazione del mosto e della sua chiarificazione.
L' assenza di solfitazione e la loro iperossigenazione comportano una diminuzione di acido p-cumarico.

Il problema degli etilfenoli, comporta l' inquinamento totale della cantina, responsabile della produzione di odori sgradevoli èil brettanomyces bruxellensis.
Questo batterio trasforma l' acido cinnamico in vinilfenolo, e in seguito grazie ad un suo enzima lo trasforma in etilfenolo. Lo sviluppo del Brettanomyces è dovuto al pH più elevati nei vini rossi, al minor contenuto di anidride solforosa, all' utilizzo del legno e alla tendenza di lasciare una quantità alta di zuccheri residui.
Al fine di evitare questo inquinamento sarà opportuno lavorare a temperature più basse, per diminuire le fasi di rischio, eseguire solfitazioni, filtrazioni e sopratutto disinfettare le barriques dopo un travaso con solforosa o zolfo.

Il dimetilpirocarbonato può essere usato per disinfettare le botti in acciaio.

per maggiori info, io ho trovato questo documento:
http://search.avg.com/route/?d=4d74f1e3&v=6.011.025.001&i=23&tp=ab&iy=&ychte=it&lng=it&q=c

rudy

giovedì 24 marzo 2011

l' estratto nel vino

ESTRATTO SECCO VINO

L' estratto secco totale rappresenta tutte quelle sostanze che non volatilizzano in condizioni fisiche tali da evitare la loro alterazione; più precisamente è costituito da zuccheri, polifenoli, acisi, sali e tutto quello che è presente nel vino escluse le sostanze volatili.
L' estratto viene misurato sottovuoto in corrente d' aria secca, ad una temperatura tra i 70 e i 78°C.

Nei vini bianchi generalemnte ha valori inferiori ai 25 g/L mentre per quanto riguarda i vini rossi rientre nell' intervallo  25-30 g/L. Il peso dell' estratto secco è influenzato oltre che dalle tecniche di vinificazione, anche dalla pigiatura, dalla diraspatura, dalla macerazione e dalla durata della fermentazione.

Si distinguono tre tipi di estretto:
-ESTRATTO SECCO TOTALE
-ESTRATTO NON RIDUTTORE = estratto secco totale meno gli zuccheri presenti nel vino
-ESTRATTO RIDOTTO = estratto secco totale diminuito degli zuccheri eccedenti 1g/L

ESTRATTO SECCO VINO

rudy

lunedì 21 marzo 2011

I prodotti secondari dell' uva e del vino

Luogo comune è pensare che dall' uva si produca solo vino, dalla fermentazione del mosto, ma intorno a questo mondo girano tutta una serie filiere secondarie, a volte molto più importanti del prodotto principale.
Partiamo dall' uva, dalla quale possiamo produrre oltre che vino anche mosto d' uva, tutti i succhi d' uva che troviamo in commercio sono prodotti da questa.

Nelle fasi sucessive alla pressatura, con le sostanza di scardo vinacce e vinaccioli possiamo produrre dalle prime, grappe e distillati, oppure tannini, utilizzati come tannini di biccia delicati e eleganti.
Dai secondi, i vinaccili  possiamo estrarre olii, nello specifico olio di vinaccioli, molto rinnomato e costoso, e talvolta sono estratti i tannini da vinaccioli, caratteristici di aromi forti e grezzi, che danno ruvidità al vino.

All' ottenimento del mosto possiamo scegliere se farlo fermentare, per ottenere vino, oppure possiamo concentrarlo per ottenere dei concentreti per l' arrichimento in zuccheri di altri mosti, magari più importanti per l' obiettivo enologico, ma scarsi in concentrazione zuccherina.

Dopo la vinificazione, e quindi dopo aver ottenuto il vino, possiamo scegliere se mantenere questa filiera oppure altre filiere, tra qui la distillazione, sia per ottenere alcol sia per ottenere aromi, da poter addizionare sucessivamente ad altri vini.

In fine dal vino possiamo ottenere un' altro prodotto molto noto, l' aceto, che rappresenta un' ampia fetta di mercato, e quindi tornaconti davvero interessanti.

Ci tengo a precisare che tutti i prodotti di sintesi sopraelencati  non devono dare adito a cattive idee, infatti questi provengono direttamente dalle uve stesse, e permettono di fare aggiunte mirate e non estranee al mio prodotto, in secondo luogo voglio riflettere sul fatto che far vino è bello, ma molti mercati si basano su prodotti di scarto dalla produzione di questo.

venerdì 18 marzo 2011

L' acrotonia

ACROTONIA VITE

Questo termine si riferisce ad una particolare caratteristica della vite, ovvero questa viene definita come una pianta acrotono, ma cosa vuol dire?

Semplicemente che in germogliamento, ovvero in primavera quando la gemma di vite passa dalla quiescenza al germogliamento, non tutte queste si svilupperanno allo stesso modo sulla lunghezza del tralcio che le porta, ma saranno favorite le gemme apicali, in quanto la pianta di vite cerca uno sviluppo in allungamento.

Perchè? Questo accade perchè la vite è una pianta rampicante, siamo noi che con la coltivazione la trattiamo fino a farla diventare un "albero" ma la sua natura la porterebbe ad aver bisogno di un tutore.

L' importanza dell' acrotonia: questo fattore ci permette di controllare lo sviluppo primaverile della chioma, dandoci la possibilità di poter allungare o accorciare lo sviluppo vegetativo, rendendo la chioma più o meno uniforma, come? semplicemente piegando il tralcio con curve più o meno dolci, regolando in questo modo l' aflusso di linfa alle gemme apicali e favorendo quelle basali, avedo in questo modo una distribuzione più omogenea dei germogli.
Questo accorgimento ha anche il vantaggio di far sviluppare molto le gemme di corona alla base del tralcio, favorendoci nella potatura invernale, in quanto saranno presenti capi a frutto più sviluppati.

ACROTONIA VITE 

rudy

mercoledì 16 marzo 2011

Olio dalle olive

Oggi voglio fare una piccola parentesi riguardante l' olio, in generale abbiamo un'idea sbagliata del significato dell' olio, infattio ciò che noi chiamiamo olio DI oliva non è ciò che noi pensiamo. Mi spiego, partiamo dal fare una distinzione tra extra-vergine, vergine: tutto dipende dall' acidità libera contenuta nell' olio, misurato in acido oleico, acidità < 0.8 % di acido oleico mi classificano oli extra-vergini, per oli con concentrazioni da 0.8 a 3.2 abbiamo la denominazione vergine, per tutti gli oli con acidità libera superore a 3.2 e con limite massimo (teorico) di 4 verranno chiamati LAMPANTI (in quanto una volta venivano usati nelle lanterne, e venivano classificati come non potabili)

Saranno chiamati oli extra-vergine, vergine tutti e solo gli oli provenienti da alberi di oliva europea (olivo) le cui olive sono lavorate con metodi fisici (estrazione di olio mediata da macchinari, e non da solventi) con acidità libera rispondenti alla classificazione precedentemente descritta.


Per il momento abbiamo definito le differenze tra extra-vergine, vergine, ma non abbiamo mai parlato di olio di oliva....prima di farlo dobbiamo specificare un passaggio tecnologico, industrialemte l' olio con acidità superiore a 4% di acido oleico non può essere comercializzato, quindi tramite una pratica chimica lo posso RETIFICARE, ovvero abbasso la quantità di acido contenuta col l' aggiunta di una base forte come la soda caustica, in questo modo ottengo un olio incolore inodore con una bassissima acidità.



Il prodotto ottenuto dalla retificazione svolta in oleifici adatti, non può essere comercializzato, però la legge mi permette di mescolarlo con altri oli provenienti da olive, apportando colore e aromi, senza però dare un limite massimo e minimo di taglio, gli unici tagli ammessi dalle denominazioni vergine ed extra vergine sono tagli tra oli della stessa categoria.

Questa unione tra olio retificato e olio, prende il nome di olio DI OLIVA, che non può essere vergine o extra-vergine, in quanto in queste filiere non possono essere mescolate, e deve avere un' acidità liberara massima del 0.5% di acido oleico.
In fine abbiamo capito che l' olio di oliva è un insieme di olio tecnologico e olio di spremitura, molto diverso da ciò che noi intendiome, ovvero olio da olive con dicitura extra-vergone che per coerenza lessicale viene definito OLIO EXTRA-VERGINE DALLE OLIVE